Ci sono esperienze che spesso si tengono per sé, perché raccontarle sembra difficile. Non tanto per mancanza di parole, ma per paura di come potrebbero essere accolte. Una di queste è il picacismo (o pica): un fenomeno poco conosciuto, ma non così raro come si pensa. E soprattutto, uno di quei temi che rischiano di essere semplificati o liquidati troppo in fretta con frasi come “basta smettere” oppure “sarà solo una stranezza”.
In realtà, quando una persona sente un impulso ricorrente a mangiare sostanze non alimentari (terra, gesso, ghiaccio, carta, sapone o altri materiali), spesso non sta cercando attenzione e non sta “facendo scena”. Più spesso sta attraversando qualcosa di reale, che può portare con sé disagio, confusione e anche un senso di vergogna.
Su Stop Weight Stigma ne parliamo perché ogni comportamento legato al cibo e al corpo merita ascolto e comprensione, non giudizio.

Cos’è il picacismo (o pica)
Il picacismo è un comportamento caratterizzato dall’assunzione ripetuta, per un periodo di tempo significativo, di sostanze non nutritive o non commestibili.
A volte può iniziare in modo quasi “silenzioso”: un impulso che torna, una curiosità che si ripete, un gesto che sembra momentaneamente rassicurante. E col tempo può diventare più difficile da ignorare o gestire.
Non è raro che alcune persone arrivino a questa definizione cercando online parole come sindrome di pica, soprattutto quando sentono il bisogno di dare un nome a qualcosa che non riescono a spiegare facilmente nemmeno a chi hanno vicino.
In questi casi, può essere utile ricordare una cosa semplice: se un comportamento si ripete e crea disagio, allora vale la pena prenderlo sul serio.
Perché se ne parla così poco
Uno dei motivi per cui molte persone vivono la pica in silenzio è che parlarne non sembra “socialmente possibile”.
C’è spesso la paura di essere giudicati come strani, fuori controllo, o difficili da capire. E a volte questa paura si trasforma in colpa: come se il problema fosse “non impegnarsi abbastanza” o “non avere abbastanza forza”.
Ma quando c’è un impulso insistente e ricorrente, raramente si tratta solo di volontà. Spesso c’è qualcosa che sta cercando di farsi notare: nel corpo, nella mente, o in entrambi.
È qui che lo stigma gioca un ruolo enorme (e si collega anche allo stigma del peso: puoi approfondire qui cos’è e come influisce sulla salute).
Quando ci si sente osservati o giudicati, diventa molto più difficile cercare aiuto. E molto più facile rimanere soli.
Cosa si mangia con la pica? Alcune sostanze comuni
Le sostanze non alimentari più frequentemente associate al picacismo possono includere:
- ghiaccio (una forma spesso chiamata pagofagia)
- terra o argilla (geofagia)
- gesso
- carta, cartone, fazzoletti
- capelli
- sapone o detersivo
- amido crudo
- cenere o carbone
- vernice o intonaco
- metallo, plastica, gomma
Non tutte queste sostanze comportano lo stesso livello di rischio. E non tutte le persone vivono la pica nello stesso modo.
A volte l’impulso può sembrare “piccolo”, quasi innocuo (come masticare ghiaccio o carta). Eppure, anche questi segnali, quando diventano ripetuti, possono raccontare che qualcosa sta succedendo e che forse è il caso di ascoltarlo.

“Sindrome di pica”: perché si usa questa espressione?
L’espressione sindrome di pica viene utilizzata spesso perché, in molti casi, la pica non compare “dal nulla”.
Può presentarsi insieme ad altri fattori come:
- carenze nutrizionali
- ansia e stress
- neurodivergenze o difficoltà di regolazione
- periodi di vita delicati (ad esempio adolescenza o gravidanza)
- una relazione complessa con il corpo
Parlare di “sindrome” può aiutare a guardare il quadro nel suo insieme: non come un singolo gesto isolato, ma come un fenomeno che può avere più componenti.
E questo, in genere, rende anche più chiaro perché affrontarlo richieda spesso un approccio integrato: medico, psicologico e relazionale.
Le possibili cause del picacismo
Non esiste una sola spiegazione valida per tutti. Ma ci sono alcune ipotesi che possono aiutare a orientarsi.
Carenze nutrizionali (soprattutto ferro e zinco)
In alcune persone, l’impulso a ingerire sostanze non commestibili è stato collegato a carenze nutrizionali, in particolare:
- carenza di ferro (anemia sideropenica)
- carenza di zinco
Un esempio noto è il desiderio intenso di masticare ghiaccio, che in certi casi può comparire insieme a una forte carenza di ferro.
Gravidanza e cambiamenti ormonali
La pica può comparire anche in gravidanza, un periodo in cui il corpo cambia rapidamente e i bisogni nutrizionali aumentano.
In questi mesi possono emergere impulsi o attrazioni insolite verso consistenze e sostanze particolari. È comprensibile che spaventi. E allo stesso tempo, può essere qualcosa da portare con serenità all’attenzione del medico, senza trasformarlo subito in una colpa.
Stress, ansia e bisogno di regolazione
Molte persone descrivono il picacismo come un gesto che, almeno per qualche istante, aiuta a ridurre la tensione.
Alcune sensazioni che vengono riportate sono:
- sollievo
- “stacco” mentale
- riduzione dell’ansia
- senso momentaneo di controllo
Non perché sia una soluzione stabile, ma perché il corpo cerca strategie rapide per sopravvivere a un periodo difficile.
Trauma e dissociazione
In alcune esperienze, la pica può comparire insieme a storie di trauma o a momenti di grande disregolazione emotiva.
In questi casi, il comportamento può essere meno “strano” di quanto sembri: può essere un segnale di un sistema nervoso che ha imparato a proteggersi come può.
Quando c’è anche difficoltà a sentire le emozioni, o una sensazione di “spegnimento”, parlarne con un professionista competente può essere un modo per ricostruire sicurezza.
Neurodivergenze e sensibilità sensoriale
Per alcune persone neurodivergenti può esserci anche una dimensione sensoriale: consistenze ricercate, bisogno di stimolazione orale o di masticazione come forma di regolazione.
Qui può essere importante distinguere tra stimolazione e ingestione rischiosa. Ma ancora di più può essere utile spostare il focus dalla colpa alla protezione: capire cosa serve per stare meglio in modo sicuro.

Picacismo e disturbi dell’alimentazione: c’è relazione?
A volte sì, ma non è sempre così.
Il picacismo può comparire insieme ad altri disturbi legati al comportamento alimentare, ma non va automaticamente sovrapposto a un disturbo dell’alimentazione nel senso più classico del termine.
Ci sono però aspetti che possono essere simili:
- vergogna e segretezza
- rapporto complicato con il corpo
- uso del comportamento come regolazione emotiva
- oscillazione tra controllo e impulso
In alcune storie, ad esempio, chi ha vissuto dieta restrittiva o forte pressione sul corpo può trovarsi più vulnerabile a sviluppare comportamenti compulsivi, anche lontani dal “cibo” in senso tradizionale.
Se c’è confusione, il punto non è etichettarsi. È trovare ascolto e orientamento adeguato.
I rischi per la salute
Anche quando il comportamento nasce con una funzione di “gestione” (calmare ansia, scaricare tensione, sentirsi più stabili), può comportare rischi concreti.
Tra quelli possibili ci sono:
- intossicazioni (ad esempio piombo o sostanze chimiche)
- lesioni a denti e gengive
- occlusioni intestinali
- infezioni e parassiti (soprattutto con terra o argilla)
- problemi digestivi importanti
- peggioramento di carenze nutrizionali
Non significa che ogni episodio porti automaticamente a conseguenze gravi. Ma significa che, se l’impulso si ripete, vale la pena prestare attenzione e chiedere il supporto giusto.
È solo un periodo o qualcosa da affrontare?
Non sempre è facile capirlo. Per alcune persone l’impulso compare per un periodo e poi si riduce. Per altre può durare mesi o anni.
Se serve un orientamento, può essere utile chiedersi:
- Succede spesso o è stato un episodio isolato?
- Sto iniziando a sentire che mi sfugge di mano?
- Mi capita di nasconderlo?
- Ci sono stress o cambiamenti importanti in corso?
- Potrei avere una carenza nutrizionale?
- Ci sono conseguenze fisiche o rischi concreti?
Non è un test. Non è un esame da superare.
È solo un modo per capire se questa esperienza sta chiedendo spazio e cura.

Strategie per stare un po’ meglio
Il picacismo non è qualcosa da minimizzare, ma nemmeno qualcosa che rende una persona “sbagliata”.
Quando un impulso si ripete, può essere utile guardarlo come un messaggio: non per trovare subito una soluzione perfetta, ma per capire da dove nasce e cosa sta cercando di fare.
A volte il primo passo può essere semplice: un controllo medico per escludere carenze o rischi fisici. Altre volte può aiutare un percorso psicologico competente, soprattutto se insieme all’impulso ci sono ansia, vergogna, o la sensazione di essere in modalità automatica.
E anche se può sembrare difficile parlarne, spesso l’aiuto giusto non è quello che “fa sparire tutto subito”, ma quello che rende l’esperienza meno solitaria e più comprensibile.
A volte non serve arrivare a una risposta immediata.
Può bastare iniziare con un luogo sicuro, e con qualcuno che sappia ascoltare senza giudicare.
