Body shaming and internalized weight bias as potential precursors of eating disorders in adolescents

A Gennaio 2024 è stato pubblicato sulla rivista internazionale peer-reviewed Frontiers in Psychology l’articolo dal titolo “Body shaming and internalized weight bias as potential precursors of eating disorders in adolescents” a cura di Cerolini S, Vacca M, Zegretti A, Zagaria A, Lombardo C. Lo studio ha esplorato la prevalenza delle esperienze di body shaming da diverse fonti (coetanei e/o familiari) e le loro associazioni con il “weight bias” interiorizzato e pubblico, l’indice di massa corporea (BMI), l’insoddisfazione del corpo, e sintomi di disturbi alimentari. Un campione totale di 919 studenti delle scuole superiori (età media = 15.97, 57,1% ragazzi) ha completato una serie di questionari di self-report che valutavano queste variabili. I risultati hanno documentato che uno studente su quattro (25%) riferisce esperienze di body shaming legate al peso da parte di coetanei o familiari e un totale del 37% di avere avuto almeno un’esperienza di body shaming nel corso della proprio vita. Questi ultimi, riferiscono anche più alti livelli di sintomi legati ai disturbi alimentari, insoddisfazione corporea e weight bias, soprattutto tra le femmine. Ancora, tra i partecipanti che si descrivono in sovrappeso, i risultati hanno documentato come il “weight bias” interiorizzato medi parzialmente la relazione tra body shaming da parte dei familiari e sintomi di disturbi alimentari medi totalmente la relazione tra body shaming da parte dei coetanei e la sintomatologia alimentare, anche controllando per l’effetto di variabili confondenti come l’ età, il sesso e il BMI. Questi risultati, nonostante la loro natura trasversale, aggiungono un importante contributo alla creazione di prove empiriche quantitative sul fenomeno del body shaming, specialmente nel contesto italiano. I dati confermano il suo ruolo nella spiegazione dei disturbi alimentari, sia da solo che con la mediazione dello stigma interiorizzato legato al peso.

Per maggiori approfondimenti consultare il link: https://doi.org/10.3389/fpsyg.2024.1356647
In alternativa, è possibile scaricare l’articolo completo in PDF da qui.

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